martedì 7 aprile 2015

Lettori si cresce: invito alla lettura senza slogan.

  
È possibile trasmettere l'amore per la lettura senza slogan, senza retorica spiccia, senza trasformare la letteratura in un passatempo lezioso, in un rifugio alienante, buono per nutrire un business da giostrai? Sto parlando di tutto quel filone editoriale che fa leva sulla magia dei libri (alimentata dal profumo della carta naturalmente), sulla bontà dei librai e su altre baggianate ruffiane. La variante pseudocolta dell'amico gay. Molto graditi gatti, tazze fumanti e donnini in gonnellina e ballerine, stampati sulla copertina, grazie. L'ultimissimo prodigio: La lettrice di mezzanotte (?). Ma davvero si vuole salvare la letteratura rendendola innocuo hobby per signorine un po' tocche? Per piacere. 


Giusi Marchetta, al contrario, punta tutto sulla letteratura che infiamma. Mette al bando, i diritti del lettore di Pennac, o almeno uno: il verbo leggere sopporta l'imperativo. Leggi è un bellissimo comandamento. Scansa luoghi comuni polverosi e vuoti: "leggere è bello, interessante, educativo ecc..". Va al cuore della sua ossessione, mostrandone anche i lati cattivi, oscuri. La lettura non è naturale, non è bella e basta. Si legge anche per isolarsi, per allontarsi dal mondo. La letteratura non sempre insegna, non ci rende migliori, non ci rende più bravi. Leggere non è utile ma è necessario. Leggere in modo critico, curioso, che poi è anche l'unico modo autentico.
I libri non sono più interessanti delle persone. La letteratura è fatta per le persone, dalle persone. Qualsiasi tentativo di rendere più facile, più rassicurante, più sgargiante il mondo dei libri rispetto a quello della vita è imbarazzante.
"Lettori si cresce" è un ibrido tra narrazione e saggio, per nulla prevedibile, di un'ironia sagace. Tanti spunti, tante tipologie di non-lettori (e anche qui si dimostra l'intelligenza e l'antiretorica di indagare la realtà a partire dall'esperienza e non dalla volontà di imbonire quel mostro gigantesco, sorgente di tutti i mali, che è diventato "l'italiano che non legge"). Davvero molti i passaggi illuminanti, li inserisco qui sotto. Scusate per la qualità infima. 




Quando ci scontriamo con letture particolarmente ricche, succede che improvvisamente anche le discussioni più banali, trite e ritrite nella quotidianità, acquistino una luce diversa. V'invito a leggere questo post su facebook da cui è partita una discussione interessante su cosa la letteratura per ragazzi dovrebbe e non dovrebbe fare. Prima della lettura di "Lettori si cresce" probabilmente avrei risposto in maniera diversa, con più cinismo, senza dubbio.
Il secondo spunto invece c'entra più che altro con l'invito alla lettura e le risorse che la tecnologia ci mette a disposizione. Argomento che non è affrontato direttamente nel saggio ma su cui ho riflettuto. Vi riporto per intero il messaggio ricevuto sul mio profilo tumblr e la mia risposta a riguardo.  

Ho letto la tua recensione su anobii riguardo "Lettori si cresce" e mi hai convinto a prenderlo :-) Tu lo hai letto in cartaceo o eBook? Sono indecisa per via del prezzo: rispettivamente 14 e 8 euro.. È un bel risparmio ma 8 euro per un ebook mi sembrano sempre troppi :/



L’ho letto in ebook grazie alla biblioteca (le novità più interessanti ci sono quasi sempre, è incredibile). Il sistema MLOL (lo so che fa ridere) mi sta salvando la vita. Ha accresciuto enormemente il mio accesso a tantissimi titoli che anche solo per pigrizia (sai quanto è faticoso andare in biblioteca? molto poco ma ogni scusa è buona) non avrei mai letto. Con un click, hai tra le mani la risorsa desiderata. Anche per lo studio, è un sistema rivoluzionario! Immagina di scrivere una tesina. Con il cartaceo per trovare quel passaggio da citare ci staresti duemila anni, con il digitale c’è la funzione “trova”, sprecando un massimo di tre minuti d’orologio. In Europa, soprattutto al Nord, tutte queste cose sono scontate e anche ostacolate da molti meno limiti (molte biblioteche italiane non aderiscono, il catalogo digitale va accrescendosi poco alla volta, si possono scaricare solo quattro titoli mensilmente ecc..). Ecco perché è importante che facciate richiesta alla vostra biblioteca del servizio e facciate tantissimo passaparola. La cultura genera valore al di là del profitto diretto. Cosa voglio dire? Prendiamo l’esempio di questo saggio. Io l’ho letto gratuitamente. La mia recensione su goodreads (oltre al mio passaparola tra amici lettori ed interessati all’argomento) ha attirato già un minimo di sette persone che hanno affermato di voler acquistare il libro. Bada che sto tenendo conto SOLAMENTE dei risultati tangibili (cioè persone che hanno manifestato di voler procedere all’acquisto), non ho contato le influenze (in un futuro magari compreranno il libro o ne parleranno con qualcuno). Io stessa, essendo rimasta particolarmente impressionata dal saggio, voglio procurarmene una copia cartacea. Dove voglio andare a parare? La biblioteca (ma in generale i contenuti accessibili su internet) non sono risorse “regalate”. E producono risultati. Il saggio di Giusi Marchetta non l’avrei comprato perché non ho ancora un’autonomia economica che mi permette di comprare libri solamente perché ne sono incuriosita. Devo essere spinta da una sorta di sicurezza. Con la biblioteca invece sono libera di leggere quello che voglio, risparmiando laddove non vale la pena, aggiungendo valore e moltiplicandolo all’interno delle mie cerchie sociali laddove invece ciò che ho trovato mi entusiasma. Valore inteso come sia discussione sui contenuti del libro, sia stimolandone l’acquisto. Una copia gratuita disponibile = sette possibili acquisti. Una copia a pagamento che non potrò comprare = zero patata. Il discorso è lungo e complesso ma ci credo fortemente. Detto ciò, il libro merita di essere supportato. Se non sei un tipo che sottolinea, o legata in modo particolare al supporto fisico, prendi l’ebook che risparmi. Credimi, gli otto euro li vale tutti. 
P.S. Se hai proprio i soldi contati ti consiglio di prenderlo su siti di e-commerce online come IBS, c'è sempre lo sconto (ho controllato: 11 euro!). Amazon boicottalo ché è malvagio. Oddio, pure Ibs ha una dose di cattiveria non indifferente al suo interno visto che mi ha levato le spese di spedizione gratuite. Vergognatevi tutti. 

17 commenti:

  1. Sembra potenzialmente interessante. L'unica cosa che non capisco è come mai, una volta detto che leggere è una cosa normalissima che non ci eleva più di tanto, la lettura viene difesa con tanto ardore.
    Non fraintendermi, io amo moltissimo leggere, ma da come lo hai descritto questo libro sembra voler dire: "Ragazzi, non c'è nulla di particolare nel leggere, non vi farà diventare più intelligenti, sensibili o davvero fichi, però voi fatelo. Sulla fiducia". Insomma, si può sapere come mai l'autrice difende l'imperativo leggi?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, Patty. Ovviamente il discorso secondo cui leggere non ti farà diventare più intelligente bla bla è un modo per cercare di sfatare quei luoghi comuni per cui leggere è un'attività per persone per bene, a modino, e "va fatto perché sì". Hai fatto caso al fatto che tutti quelli che lo affermano poi invece sono non-lettori? Per di più: esistono milioni di lettori affatto sensibili, affatto critici su quello che leggono (vd. genere dileggiato sopra). La lettura come svago invita tantissimi potenziali consumatori all'acquisto ma quanti non-lettori allontana? Chiediamocelo. La lettura che promuove Giusi Marchetta è semplicemente bellezza, arte. Perché si educano i giovani all'arte? Perché parla di noi, perché sviluppa la nostra empatia ma non solo (e non sempre!), perché conoscere è un diritto di tutti (Dante a scuola non si studia "perché sì" ma perché è patrimonio di tutti, sia del figlio del medico sia del figlio dell'operaio), perché arma. Ma dipende con quale preparazione ci si arriva (altrimenti è normale che sia noioso, ostico, impossibile!). Dipende come, con quale spirito. La letteratura può essere una montagna gigantesca per ragazzi a cui non è stata mai data nessuna educazione sentimentale (ma anche grammaticale, linguistica ecc..). Leggi è un imperativo perché sono inutili gli slogan contro i non-lettori adulti ma è possibile che un ragazzo s'innamori ancora di una sfida, di un ostacolo. Bisogna rieducarli anche all'amore verso la difficoltà, la crisi, a qualcosa che non è immediatamente riconoscibile ma che ti confonde, anche. Questo discorso è stato molto trascurato in ambito pedagogico in cui ormai va bene tutto ciò che è facile, tutto ciò che non crea fratture, tutto ciò che è innocuo (i genitori in primis difendono ciò).

      Elimina
    2. Naturalmente il discorso è lungo. Nella recensione ho cercato soprattutto di invogliare a leggere il saggio, sottolineandone l'alterità rispetto al solito contesto buonista e completamente scollato dalla realtà ("leggere è bello iiihiiih"). L'unico modo per trovare parziali risposte ai tuoi interrogativi è leggere il libro (puoi farlo direttamente in libreria, è piccino, appena 150 pagine). Per altro non ci sono soluzioni definitive o risposte pronte però si sollevano dubbi importanti, quesiti che possono smuovere una discussione ormai in cancrena.

      Elimina
  2. Sembra molto interessante.
    E sono d'accordo con te su tutti questi nuovi romanzetti che invece di esaltare la lettura quasi la ridicolizzano insieme ai lettori stessi. Ho letto "La libreria dei nuovi inizi" non molto tempo fa e me ne sono pentita.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Purtroppo il marketing è astuto e gioca con l'amore dei lettori (ma soprattutto ,ahimé, delle lettrici, iperbombardate ai nostri giorni) verso tutto ciò che riguarda i luoghi e le figure legate al libro. A volte ci si cade.

      Elimina
  3. Sembra un libro molto interessante, che va a colpire in alcuni punti giusti della tematica, davvero tanto tanto ampia. Uno spunto per niente banale lo individuo nel discorso della lettura come armatura, come garante di uno spazio tutto personale e particolare che permette a una persona di elaborare le proprie idee e la propria sensibilità relativamente a innumerevoli informazioni e storie, contenute appunto nei libri. Oggi, siamo abituati alle realtà social, plasmati in un perenne confronto con gli altri, impegnandoci in un immediato botta e risposta nei post. Verrebbe da dire: breve e indolore! Tuttavia, penso che nel lungo periodo qualche problemino emergerà, non sarà così tanto indolore. In molti casi, viene già meno la capacità di far nascere le idee dal nulla, di lasciare che i nostri meccanismi immaginativi siano stimolati in modo nuovo e originale. Questa armatura, questo particolare alone ci è necessario proprio per difenderci contro la paura della complessità, che tanto dilaga oggi ("La vita è già difficile di per sé, perché complicarsela ancora di più?"). Spero di essere riuscita a esprimere anche solo parzialmente l'idea che avevo in testa...
    Quello che hai scritto mi è piaciuto molto, Ilenia! Controllo se la Regione Toscana ha reso disponibile il libro su Mlol. Per il resto, c'è la mia amatissima biblioteca! :)
    Un salutone, Cristiana

    RispondiElimina
  4. Ciao, ho un problema! Sono una persona stufa di leggere, ogni tot, degli scritti in cui si vuol far intendere la fiction come lo step 1 che condurrà allo step 2-letteratura (o, come dicono molti, alle "letture impegnate"). Non è vero, perché parliamo di due ambiti opposti: la letteratura è una delle arti umane, la fiction è mero intrattenimento. Invece, è vero che scrittrici e scrittori facenti parte della letteratura hanno sempre letto fiction; ed è vero che lettrici e lettori possono leggere tutto, dal trash a Baudelaire. Quel che mi riempie di noia, è il tentativo di spiegare un normalissimo comportamento umano come se, al contrario, fosse una delle tappe per giungere al traguardo (inesistente) di Vera Lettrice e Vero Lettore. Perciò la domanda è: il saggio che hai recensito cade in questa trappola? O la riesce a superare? :) Grazie

    RispondiElimina
  5. ... eccristo, io ora lo voglio. Dannazione.
    A parte il fatto che si potrebbe disquisire a lungo su come la pubblicazione ipertrofica di un certo filone finisca sempre per ammazzare il filone stesso, quindi tra qualche tempo non si troveranno libri-sui-libri manco a pagarli oro, manco fossero capolavori perché i geGni del marketing avranno concluso, dopo aver pubblicato centinaia di ciofeche, che "non vende". Possano i loro mignoli scontrarsi contro infiniti spigoli.
    No, dicevo, questo sembra ganzo. Anche se ammetto che a me piace l'atmosfera un po' da setta che si respira dal di dentro del "maaaagico mondo dei lettori", che non è poi male cantarcela e suonarcela per ragioni che sappiamo solo noi, quella volta ogni tanto. E che per me la lettura "può" rendere migliori. E' uno dei suoi compiti, uno dei suoi effetti collaterali. Se sviluppa empatia, se facilita la costruzione di schemi mentali, se insegna a decodificare, interpretare e comprendere la realtà in cui siamo immersi, avrà bene pure la funzione di rendere "migliori", almeno rispetto a prima? Potenzialmente, dico. E' per quello che leggere si dovrebbe leggere. Per una questione di sviluppo non tanto intellettuale, ma proprio di funzionalità di base. Ed è difficilissimo spiegarlo a qualcuno che non legge senza risultare di una superbia insopportabile. Anche se devo dire che per me la questione "sviluppo funzionalità" non regge il confronto con la questione "for the bellezza di leggere, punto".
    (A parte il fatto che l'imperativo sia un modo orrendamente sicuro per allontanare dalla lettura chiunque, me compresa.)

    RispondiElimina
  6. Uhm, in realtà sul fatto che leggere non sia utile ci sarebbe da discutere. Se ne hai la possibilità, magari su mlol c'è già, leggiti 'L'istinto di narrare. Come le storie ci hanno resi umani' di Jonathan Gottschall. Ha cambiato di un bel po' la mia idea di lettura.
    Poi per quanto riguarda la persuasione alla lettura sono d'accordo, prova a convincere un bambino a mangiare la verdura perché 'fa bene'. Ecco, stessa roba per la lettura.

    RispondiElimina
  7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  8. L'esortazione "leggi!" di cui tu parli, mi sembra un passo avanti e uno indietro. Si tratta pur sempre di imperativo, e un adolescente è solito rigettarli gli imperativi, o sottostarvi malvolentieri.
    Nei passaggi del libro che hai postato si dicono cose interessanti. Guarda caso però, nell'ultimo spezzone l'autrice preferisce non chiudere con l'imperativo <>, e sente la necessità di fare dell'ironia. Che in quel momento le sue convinzioni abbiano segretamente vacillato?
    In effetti, fin a che punto è proponibile uno sprono alla lettura che si limita all'esortazione "leggi"? Si arriverebbe ad un paradosso: l'onestà intellettuale che desidera evitare i <> è forse ancora più disonesta dei luoghi comuni stessi. Perché incita la lettura sapendo che nessuno sarà da essa (l'onestà) incitato.
    Io direi che forse è meglio tornare al punto di partenza. La polvere si può arginare, e i vuoti colmare. Ad esempio, sopra si cita l'empatia. Ecco, vi sembra poco anche un briciolo di empatia come ritorno della lettura di un romanzo o quant'altro? Promettiamo ai giovani l'empatia in cambio della lettura. E se è poco onesto, troppo pretenzioso ecc, poco importa. L'importante è la lettura o no? Altrimenti i cosiddetti "lettori" che la smettano giustamente di << sbraitare>>,e che rimangano nel loro mondo. Che è il loro mondo per ragioni storiche. Perché, per esempio, il lettore ha cominciato a leggere da piccino. Perché lettori si nasce!
    Insomma quello che voglio dire è semplicemente che bisognerebbe sponsorizzare la lettura promettendo qualcosa ai giovani lettori. In base a ciò che i lettori riceveranno dalla lettura, verrà a formarsi un certo tipo, categoria di lettore.
    E a questo punto mi fermo. E' tutto nelle mani degli addetti ai lavori (la scuola è tale).

    RispondiElimina
  9. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  10. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  11. Ciao! Ti ho nominato nella LIEBSTER BLOG AWARD!
    ecco qui il link
    http://alealisssia.blogspot.it/2015/04/liebster-blog-award.html
    Spero ti faccia piacere :)!

    RispondiElimina
  12. Da grande amante della lettura, io concordo con Daniel Pennac (e, quindi, non sono d'accordo con Giusi Marchetta) che "leggere" è un verbo che non regge l'imperativo: secondo me, il sentirla come un obbligo allontana le persone dalla lettura. Io ho raccontato un sacco di volte la storia di un mio amico, grande lettore, che ha ammesso di aver cominciato ad amare leggere dopo la maturità, quando è stato libero di scegliersi da solo i libri da leggere e libero dall'obbligo della scheda libro, fino alla fine del liceo l'unica lettura che si godeva era quella della Gazzetta dello Sport.

    Comunque, io è da quando ero al liceo nella seconda metà degli anni '80 (io ho dato la maturità 25 anni fa ormai) che sento parlare del fatto che si legge poco, meno che in passato (mia madre va dicendo che in parte può essere dovuto al fatto che oggi ci sono più distrattori - la televisione, Internet, ecc. - rispetto ai suoi tempi), e chiedersi cosa si può fare per incoraggiare a leggere di più e spesso si tirano fuori i soliti argomenti triti e ritriti.

    RispondiElimina
  13. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina