venerdì 19 ottobre 2012

Il monco: 1Q84, parte terza


Considerato per la sua fabula nuda e cruda, 1Q84 è una storia d'amore. Una romantica e sentimentale storia d'amore. Un amore inseguito, cercato, sperato, desiderato. Il classico modello "Un ragazzo incontra una ragazza". Per rendere le cose più interessanti, Murakami ha deciso di metterci in mezzo Orwell. Alla fine della fiera, io non ho capito che bisogno c'era di scomodarlo. Sì, perché io me lo ricordo ancora cosa pensai (e cosa scrissi) sulle prime due parti del voluminoso 1Q84: "se non ci fossero stati i Little People e i riferimenti alla distopia orwelliana avrei scartato questo romanzo fin dal principio, classificandolo come robetta per trentenni dissociati". Il problema è che i Little People Murakami ce li ha messi (e dovrebbe prendersi la responsabilità sia dei Little People sia di un titolo che pesa). 
Un altro problema, per certi versi, è che Murakami sa scrivere. Questo mi impedisce di bocciare del tutto il romanzo ma ne accresce anche la delusione (delusione che, intendiamoci,è nata già nella seconda parte del romanzo). Forse è proprio questo il mistero: riesce a tenerti incollato alle pagine (più nelle prime due parti che in quest'ultima) anche se in fondo, questo intreccio, nonostante gli sforzi di infarcirlo, risulta una crisalide d'aria. Un bozzolo vuoto. Né mother né daughter. Vuoto. Un universo mai del tutto indagato (e no, non parlo di spiegazioni perfettamente razionali, non sono interessata agli spiegoni) sacrificato per descrizioni feticiste, al limite del grottesco. Dal momento in cui ho ripudiato lo scaffale di letteratura di serie b, speravo di non dover mai più vedere stampata su carta la frase: "Fece pipì, si lavò i denti". 
Pagine e pagine che scorrono tra ripetizioni ossessive, descrizioni fisiche identiche, persino nel lessico, parole che si rincorrono come un serpente che si mangia la coda, ghirigori superflui che confondono il lettore che aspettava tutt'altro tipo di storia. 
Insomma, il motivo distopico è andato al macero. La storia d'amore è diluita in un mare di zuppa di miso, spaghetti e bevande varie. Il motivo poliziesco ,la vera novità di questa terza e conclusiva parte, è del tutto svuotato: che senso ha condurre un'indagine di cui il lettore sa già tutto? L'ennesima ombra, l'ennesimo déjà vu. Ushikawa stesso è un'ombra di quello che prometteva la sua apparizione inquietante e dark nella prima parte del romanzo. La trama si è ristretta, i personaggi appiattiti, l'universo alternativo sbiadito. 

A giudicare dagli accenni comici di cui è, in un tentativo ancor più straniante, riempito il romanzo (l'accoppiata Rasato e Coda di cavallo, parodia delle coppie di poliziotti americane; per non parlare del nomignolo “Testone” con cui viene apostrofato Ushikawa) è lo stesso Murakami ad aver tenuto in poca considerazione la trama generale, il disegno d'insieme, il filo rosso, il grande marchingegno che dovrebbe muovere la macchina narrativa. Murakami ha preferito concentrarsi sui personaggi: narcisisti fino alla nausea, si rimirano nello specchio, rincorrendo se stessi senza sosta, abbozzando appena nuclei tematici come la reincarnazione, il potere, l'estremismo. 

Murakami è uno scrittore della suggestione, ribatterebbe qualcuno. La suggestione, però, è un attimo, un momento, un'epifania. O una serie di epifanie. Al contrario, gli elementi "fantastici" di 1Q84, vengono indagati fin troppo per essere solo delle suggestioni e fin troppo poco per essere davvero sviluppati. Ecco, perché, il monco. La dialettica tra le due dimensioni, quella dei simboli, mitica, onirica e quella del reale, crudo, scarno, concreto, l'ha portato al successo ma in quest'ultima parte è disarmonica, scattosa. Fluttua lenta in un oceano di realismo di legno.

Uno degli ultimi paragrafi recita: “Siamo venuti in questo mondo per incontrarci. Non lo sapevamo, ma era questo lo scopo per cui siamo finiti qui dentro. Abbiamo dovuto affrontare tanti ostacoli, cose assurde, inspiegabili. Cose strane sanguinose, tristi. A volte anche belle. Ci è stato chiesto un giuramento, e l'abbiamo fatto. C'erano delle prove da superare e l'abbiamo superate”.

Davvero? Voi avete visto tutto questo in 1Q84? Un viaggio? Io ho letto solo tanti scorci sconnessi, che, alla fine, sono stati incollati insieme goffamente.

3 commenti:

  1. Considerato che altre opere di quest'autore le ho apprezzate..questo libro io sono solito definirlo un harukiri..a buon intenditore..

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  2. Io purtroppo ho fatto il grave errore di iniziare da questo ma credo che recupererò con qualche suo capolavoro per rimediare all'"harukiri" :D

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  3. Anche io nella mia recensione ho criticato parecchio questo terzo capitolo della tilogia di Murakami 1Q84. È un vero peccato perchè dopo la fine del secondo libro, lo scrittore, aveva un miliardo di possibili strade da intraprendere per scrive questo terzo capitolo, invece ha preso la strada peggione trasfornando una bella storia, in una storia banalissima. Certi punti sono incomprensibili come la gravidanza di Aomame, e anche l'uso di Fukaeri è sbagliato, nei primi 2 capitoli della storia era un personaggio importante in quest'ultimo capitolo viene fatta praticamente sparire. Per non parlare poi, come hai già detto anche tu, della lentezza del romanzo. Se nei primi due capitoli azione e descrzione si equivalevano, in questo libro la descrizione sovrasta l'azione diventando una storia compassata, lenta e logorante.

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