venerdì 6 maggio 2016

Cosa sto leggendo?

È ancora troppo presto per parlarvi di Truman Capote. O meglio, di "A sangue freddo", romanzo non romanzo che mi ha fatto rivalutare tanto di ciò che prima definivo bello, di una bellezza terribile. Così come sento ancora cocente la lettura di Camus. Da un paio di mesi, dall'inizio di quest'anno, ho iniziato a leggere alcuni lavori dell'autore, non che prima non lo conoscessi, ma non eravamo in confidenza (sì, mi piace pensare ai rapporti che un lettore instaura con gli scrittori come a dei dialoghi, e quante forme possono assumere i dialoghi!). Più vado avanti con la sua opera, più mi rendo conto che, prima di esprimere un futile giudizio su ciò che ha scritto, bisognerebbe leggere tutto ciò che ha scritto. Il suo, come quello dei migliori pensatori, è un pensiero in divenire, tumultuoso, in lotta. è un lavoro sempre in fieri e va studiato nel suo mutare. Ecco, perché non vi parlerò ancora del romanzo "La peste", che mi ha ricordato il miglior Saramago e che mi ha fatto tremare i polsi. E lo stesso vale per il mostro Caligola, dal cuore nero e salato. 
Autori del genere non sono scrittori da un libro e via, non li lasci andare così. Li devi trattenere, li devi ascoltare. Ci devi parlare a lungo prima di farli scappare. 

In compenso, le mie ultime letture non si sono limitate soltanto ai rompicapo (che bello, però, cercare di decifrarli!). Grande spazio ha avuto la non fiction (vi avevo avvisati, questo è l'anno). Mi sono lasciata condurre dalla danza intermittente di "Io e Mabel" di Helen MacDonald, memoir ibrido, diviso tra i ricordi di una donna-bambina alle prese con il lutto, l'addestramento di un astore e le suggestioni letterarie di uno scrittore inglese, disperato e folle. Nessuna descrizione stringata può rendere giustizia all'originalità e all'intensità del libro della MacDonald. Le ho quindi dedicato più di qualche minuto di video. 



All'interno dei "Consigli di lettura" troverete anche il tentativo di spiegarvi perché dovreste conoscere anche voi di Holly Golightly, la protagonista di Colazione da Tiffany, cercando magari di dimenticare il film e l'iconografia di Audrey Hepburn (niente di male nella sua interpretazione ma non è la vera Holly, è la sua versione edulcorata).  

Infine, sono riuscita anche a leggere un libro di James Wood, critico letterario del New Yorker, forse l'unico intellettuale rimasto in grado di influenzare davvero il destino di un libro. Il suo ultimo saggio "La cosa più vicina alla vita" è un viaggio nella vita di Wood e nei libri che ha amato. La sua biografia non è mai il motore centrale del saggio che invece procede con argomentazioni rigorose e affronta numerosi nodi critici della letteratura contemporanea. Ho cercato di raccontarvelo per il sito una casa sull'albero.

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