mercoledì 20 maggio 2015

La corsa contro il tempo al #SalTo15


Il bottino

Sei ore trascorse al Salone del Libro sono sufficienti per tornare a casa con le tasche vuote ma ben due borsette di tela cariche di libri e sorrisi.
A proposito delle borsette di tela, loro sono state le protagoniste di quest'edizione del Salone. Mai come quest'anno sono andate così a ruba. Nemmeno per il lancio del bouquet ai matrimoni, nemmeno fossero pioggia di denaro. Anch'io in preda ad una strana febbre, ne ho accalappiate due. Le usassi, almeno! No, le appendo alle pareti. Ormai posso considerarle carte da parati, a che serve riverniciare? Troppo convenzionale.
La maratona a cui ho partecipato Domenica si è rivelata diversa rispetto all'anno scorso. Poche ore nel giorno più caotico della Fiera non equivalgono a cinque giorni pieni trascorsi a spulciare con calma ogni stantuffo del Lingotto. Sono rimasta comunque soddisfatta.
Le priorità sono certamente cambiate. Non mi sono fiondata immediatamente allo stand del Libraccio (che fino all'anno scorso per me equivaleva al santuario di Delfi). La presenza di svariati negozi nella città in cui vivo (tra cui la fortezza di castel granito aka la sede di Romolo) mi ha permesso di essere più cauta. Niente attentati al mio portafoglio, quindi. E soprattutto niente trolley. 
Saggia decisione visto che la Domenica lo stand del Libraccio è preso d'assalto dai pirati di ogni angolo della penisola e risulta inagibile. Soprattutto perché la gente non si muove, non scorre, non si sposta nemmeno di un millimetro per farti passare. Sta lì, inchiodata. A nulla servirebbe il tuo ringhiare "permesso" e, d'altra parte, nemmeno un intero comando dei vigili urbani. Meglio una capatina veloce e poi guizzare via.
Abbiamo dato priorità agli stand delle case editrici di cui ci fidiamo e con cui interagiamo di più. Le Fiere sono importanti soprattutto per le c.e. medio-piccole perché danno l'opportunità di esporre gran parte del loro catalogo e di poterlo presentare ai lettori in maniera diretta. Da questo punto di vista, non posso non citare lo stand Lindau. Instancabile, infaticabile, l'uomo barbuto (a cui non ho chiesto il nome) che ci ha presentato in maniera formidabile i loro libri. Dovete sentirlo parlare di Wendell Berry, signori.

Altra tappa che mi ha sorpreso, quella allo stand NN editore,  casa editrice milanese appena nata.
Il loro angolino era adibito a salotto privato, ravvivato da due iniziative ludiche. La prima consisteva nello scrivere un messaggio di poche righe al te stesso del futuro. Fotografando il bigliettino e condividendolo sui social tramite l'hashtag #messaggidalfuturo si otteneva uno sconto sostanzioso su uno dei nuovi titoli editi: "Le quindici vite di Harry August" di Claire North.
L'altra attività, invece, riprende in maniera intelligente la proposta di pescare a sorpresa un titolo ignoto. I libri infatti sono stati disposti in un cesto, ricoperti da un involucro di carta. Il prezzo era fisso (10 euro) ma il titolo era sconosciuto, sebbene rientrasse tra i titoli della casa editrice (che ha un catalogo ancora limitato). Quella che era stata trasformata in una porcata commerciale, quando non ancora una presa in giro nei confronti del lettore (ce la ricordiamo questa schifezza, vero?), al Salone si è convertita in un piacevole azzardo di cui ho approfittato.  Per altro molto conveniente visto che in media i titoli NN editore sono tutte novità che si trovano a non meno di quindici euro.


Quest'anno è stata riservata una grandissima cura nell'arredamento degli stand. Piccoli dettagli, piccoli spunti che hanno fatto la differenza: come il mini giardino della Sur e i coloratissimi Del Vecchio editore e Minimum Fax. Ancora una volta, a distinguersi sono le realtà più piccine ma anche più dinamiche.



Ma non prendiamoci in giro. Sì, al Salone si va per incontrarsi con gli editori, gli autori ma anche per sbavare su cataloghi bellissimi e inarrivabili come l'intera collezione Adelphi e Le Letture Einaudi. 




E infine un'altra ragione fondamentale: approfittare di qualche sconto. Anche quest'anno a svettare è la Fazi. L'anno scorso avevano promosso il 50 % di sconto su John Williams; quest'anno, ogni giorno del Salone, hanno proposto un autore a metà prezzo: Elizabeth Strout, John Williams, Hilary Mantel e Charlotte Bronte. Potreste saperlo o meno ma è da qualche settimana che sono alle prese con Villette in ebook e meditavo di prendere la versione cartacea in quanto libro della vita. Era già successo con Middlemarch, altro classicone necessario alla vostra sopravvivenza. Sebbene lo sconto su Charlotte Bronte fosse Giovedì, sono stati così carini da concedermelo lo stesso e permettermi così di portare a casa il caro Villette alla metà del prezzo. Fazi, Dio vi benedica. In più, l'ultimo giorno (Lunedì) hanno proposto il 30% su tutto il loro catalogo e avrei tanto voluto "Indignazione" di Henry James. Ahimè, persino i corrispondenti e gli inviati speciali erano già tornati nei rispettivi luoghi di residenza.
A proposito di gentilezze e accoglienze calorose, anche da Tunuè è stato un po' come sentirsi a casa. Pure loro avevano parecchie offerte ed in più, sembravano davvero un esercito dietro al bancone. Erano tanti, affiatati e disponibili a coinvolgerti nel loro mondo.
Prima o poi mi convertirò anch'io al mondo delle graphic novel (per ora sono ancora una principiante) e sarà il giorno che i libri prenderanno possesso della casa e mi sbatteranno fuori. Altro stand che si occupa del mondo del fumetto è quello di Bao publishing. Sarò ingenua ma tutto quello che pubblicano mi sembra bellissimo. Ero lì, a guardare con gli occhi a cuore, in particolare la nuova uscita: "Il porto proibito". Anche loro, manco a dirlo,  si sono distinti per passione e competenza ma su questo non avevo dubbi. Li ho già incontrati in parecchie occasioni (durante lo stalkeraggio pesante di Zerocalcare, intendo).

L'unico rammarico è quello di aver assistito ad un solo incontro. L'anno scorso l'appuntamento con "L'abbecedario"-  in cui autori brillanti consigliavano libri dimenticati - era diventato il mio momento preferito di ogni giornata trascorsa in fiera. Così come altri incontri meravigliosi: la maratona di lettura del giovane Holden, l'incontro con Michele Mari, la presentazione della collana Allacarta con Cognetti, Enia, Bajani ecc....
Domenica invece un solo significativo incontro: la presentazione del libro di Marco Peano, "L'invenzione della madre", raccontato da Domenico Starnone. Due autori che ho amato moltissimo, insieme. Un connubio riuscito nella misura in cui entrambi sono scrittori viscerali e corporei ma allo stesso tempo raffinati e misurati. Domenico Starnone cattura lo spettatore con la sua gestualità aperta, il suo tono infiammato e l'abilità retorica. Peano è pacato, la voce più sottile, si dilunga molto, ti spiega, ci tiene tanto ad ogni parola del suo lavoro. è stato un incontro molto bello che, però, si è concluso bruscamente. Ho dovuto lasciare l'incontro prima della chiusura per prendere il treno. Scappo, in ritardo, come sempre.

Le cose che non sono cambiate: la fila al bagno come se stessero distribuendo pani e pesci a quattro popoli; il Caos; il persistere nello stesso errore: non portarmi il pranzo da casa. Preferisco sempre farmi derubare. Ecco, un aneddoto curioso: mentre aspetto di farmi scippare tre euro e novanta per un trancio di pizza da Spizzico, un povero pazzo decide di sgusciare tra la folla inferocita e famelica per chiedere al cassiere dove si trovi la sala gialla. No, dico, stai bene? Capisco la disperazione ma ti sei introdotto tra le fila di una mandria sudata e impaziente per chiedere indicazioni al commesso (che ha strabuzzato gli occhi, confuso) con tutta la gente che avresti potuto fermare fuori? Ti sei fatto prendere dal panico e ti capisco. La prossima volta verrai decapitato, se ti interponi di nuovo tra me e la pizza.

Cose spiacevoli
Mi son scordata di passare da Marsilio, mi sono persa il minimum party, la festa alla scuola Holden, Zerocalcare, l'incontro su Wendell Berry ecc..
Hanno derubato lo stand Hacca edizioni dell'incasso di Sabato. Non so come sia potuto succedere ma è successo. La magra consolazione è stata vedere come si sia creato un passaparola formidabile tra gli stand e sui social e si sia cercato con ogni mezzo di promuovere i giorni seguenti i libri della casa editrice per cercare di far recuperare qualcosina. La solidarietà tra editori a cui ho assistito mi ha commosso.


Sono tornata a casa in treno leggendo il mio amato Villette (che mi ricorda sempre più Middlemarch, sebbene molto più tempestoso e inquieto). Due coppie di cafoni (uno si è pure tolto le scarpe), che sedevano di fianco a noi, guardava sospetta verso il nostro comparto, oltre che sghignazzare rumorosamente per tutta la durata del viaggio. Mi sono trattenuta dal porgergli il libro per mostrargli che no, non mordeva come il libro mostro dei mostri in Harry Potter. Non si tratta di magia nera, rituali satanici o dei testi delle canzoni di Emis Killa. Anzi.
Se ci pensiamo, la missione di "convertire" i non lettori è più disperata che mai e non credo sia questo l'obiettivo di nessuna iniziativa culturale. Il punto non è far diventare un non lettore, un lettore. Il punto è trasformare una persona in un cittadino, l'indifferente in curioso e così via. Questo può succedere solo con un investimento duraturo e solido nell'istruzione e nella sensibilizzazione all'arte e alla cultura. Sappiamo tutti cosa significa in questo paese, no?
Tuttavia, il Salone del libro mi ha dato speranza. Ancora una volta. Quando hai così tanta bellezza intorno è difficile restare cinici. 

Un ringraziamento speciale a: Diletta, Diana, Francesca, Ramon, Matilde (hai un nome bellissimo!) e sua sorella, le due ragazze quasi gemelle e invece no di cui non ricordo il nome perché sono un pesce rosso,  Alessandro, Maria, Andrea e tutti tutti tutti quelli che ho abbracciato.
P.S. Ho cercato di fare un vlog ma ho fallito miseramente.

4 commenti:

  1. Ciao Ilenia!
    Facci sapere com'è andato il viaggio con il Porto, eh! GRAZIE!!

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  2. La shopper di tela con il cono del libro di Vonnegut è, per usare una tua espressione, la borsa della vita! La voglio!
    Breve ma intenso questo tuo SalTo 2015, ho amato leggere il tuo scanzonato resoconto-fiume!
    (Ma davvero ti sta piacendo così tanto Villette? Io l'ho letto in eBook mesi fa e l'ho trovato prima promettente, poi noioso e infine orrendo. Al 70 % l'ho dovuto mollare per non stramazzare. Jane Eyre e basta tutta la vita!)

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  3. Ce ne sono alcune più belle di altre, ma io dovunque ci siano delle shopper di tela io cerco di appropriarmene perché sono fra le cose più utili che esistano quando devo andare a fare la spesa o portare in giro cose che non stanno in borsetta, e capita abbastanza spesso.

    Bello il tuo resoconto del Salone del Libro di Torino. Per questione di distanza e impegni vari, io non sono ancora mai riuscita ad andarci, anche se mi piacerebbe farlo.

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  4. L'uomo barbuto di Lindau potrebbe essere Alberto Del Bono. Io non l'ho incontrato, quindi non so se abbia la barba, ma è quello che ha parlato di Berry nella rubrica "Dietro le quinte" del mio blog.

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