domenica 1 marzo 2015

La donna dal taccuino rosso, un omaggio alle illusioni



Un accendino difettato, caramelle all’arancia senza zucchero, una penna a pois, un orologio a cui devo far riparare il cinturino dal 2007, le chiavi di casa con l’osceno portachiavi dell’inquilino precedente, burrocacao al miele, monetine da un centesimo rigorosamente fuori dal portafoglio pronte per essere lanciate in occasione dell’eventuale incontro con un politico, diciotto forcine in attesa di essere perdute nel grande buco nero del chissà dove e una quindicina di scontrini che conservo per quando salirò sul trono e farò imporre come moneta circolante le fatture dell’Esselunga, carotine snack. Ecco il contenuto della mia borsa.  

Cosa farebbe uno sconosciuto se la ritrovasse per caso? Cosa penserebbe di me? Cosa dicono di noi gli oggetti che possediamo?
Nel prosaico mondo reale, l’ipotesi che un libraio trovi la mia borsa e decida di mettersi sulle mie tracce è alquanto improbabile. Al massimo divorerebbe tutte le carotine, vuoterebbe il mio portafogli (dopo aver riso di fronte a tutte le ridicole fototessere che possiedo) e la cederebbe ad un cassonetto. 
Il divario tra ideale e reale, tuttavia, è sufficientemente grande da autorizzare la letteratura a lasciare accadere avvenimenti che non accadrebbero. Anzi, è possibile che la letteratura nasca dalla nostalgia per ciò che non è mai successo. In virtù di questo inganno, il libraio Laurant, dopo aver trovato per caso la borsa di una donna, decide di lasciarsi irretire da un’intuizione. Nella borsa color malva di Laure vi è infatti un romanzo autografato di Modiano ed è questo che spinge Laurant all’inseguimento. 
La donna dal taccuino rosso  però non è una commedia romantica né un giallo (pressoché privo di tensioni). Bensì un sogno. L’indagine da dilettante di Laurant - alla ricerca di una donna immaginaria, che esiste soprattutto nella sua fantasia, inseguita come s’inseguirebbe una chimera - si dipana nel labirinto del possibile. 

Laurant aveva di fronte una donna puzzle. Una sagoma indistinta, come dietro un vetro appannato, un volto simile a quelli che incontri nei sogni  e i cui lineamenti si confondono non appena cerchi di richiamarli alla mente

Lo scrittore Laurain (il nome dei due protagonisti ricerca un’assonanza ludica con il suo) crea un enigma cortese, un gioco di specchi che riflette continuamente la letteratura. Ammiccano dalle pagine, i visi di Tabucchi, Borges, Proust, Nothomb. Si insinuano nel raccont
o, dilatando il tempo e allargando l’orizzonte narrativo di una vicenda che altrimenti sarebbe fin troppo elementare.
Il libraio si intrufola nella vita di Laure come tra le pagine di un libro, difatti gli indizi che lo guidano si trovano all’interno del taccuino rosso della donna. La sua è una delicata intrusione, quasi un rompicapo filologico, un esercizio d’interpretazione che nasce dall’osservazione degli oggetti. La descrizione del contenuto della borsa, l’arredamento della casa di Laure, persino i suoi pensieri all’interno del taccuino ricalcano la vertigine della lista. Passeggiare tra i suoi oggetti non è altro che un modo per leggerla, come si visita la casa di un personaggio immaginario in un romanzo. è la fantasticheria di vivere il sogno, l’immaginario che diventa reale per un attimo. 
La narrazione è una matrioska, un omaggio alle illusioni. Una breve lettura, raffinata e piacevole, intessuta da citazioni a luoghi e autori, ornato da un’elegiaca nostalgia. 



4 commenti:

  1. Che bella recensione ! Mi hai incuriosito.

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    1. Grazie mille :) è una lettura molto piacevole!

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  2. Io l'ho trovato estremamente noioso e artefatto.

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