venerdì 18 aprile 2014

L'incredibile viaggio del fachiro (segue titolo lunghissimo) e la nuova Europa picaresca.

L'incredibile viaggio del fachiro che restò chiuso in un armadio Ikea” potrebbe sembrare un romanzo ruffiano. Con un titolo del genere, poi. Aggiungo anche il demoniaco appellativo di bestseller mondiale. Ma non voglio farvi scappare, anzi. 

http://www.inmondadori.it/img/incredibile-viaggio-fachiro-Romain-Puertolas/ea978880621869/BL/BL/01/NZO/?tit=L%27incredibile+viaggio+del+fachiro+che+rest%C3%B2+chiuso+in+un+armadio+Ikea&aut=Romain+Pu%C3%A9rtolas 
 Ajatashatru Lavash Patel è volato dall'India a Parigi per riuscire in un'impresa epica: acquistare da Ikea (che oltraggiosamente non ha messo radici nel suo paese natio) un letto di chiodi a 99, 99 euro. Svolge infatti, in maniera più che negligente, la professione di fachiro e necessita di un letto di chiodi “rosso puma” per sbalordire la comunità indiana di cui fa parte (e che imbroglia costantemente per mantenersi). Il problema è che non ha portato con sé nemmeno un soldo – è il villaggio di allegri turlupinati che ha pagato il viaggio di andata e ritorno del nostro prode cavaliere. Ma le qualità migliori di Ajatashatru sono l'astuzia e l'ingegno, oltre che una notevole predisposizione alla truffa. Seguiranno avventure stralunate ed incontri drammatici con migranti in giro per l'Europa e anche un pezzettino d'Africa.



  
Puertolas tratta il grande (e attualissimo) tema dell'immigrazione clandestina attraverso una serie di episodi picareschi. Ed è qui che sta la riuscita di questo frizzante romanzo.
L'autore ha adattato fruttuosamente gli stilemi del picarismo al mondo contemporaneo. Il nostro fachiro è infatti perfettamente assimilabile ad un picaro e cioè un imbroglione, figura che ha avuto tanta fortuna nella Spagna del XVI secolo: un astuto popolano abituato ad adattarsi a circostanze sempre mutevoli grazie al proprio ingegno, un illusionista, un furbastro.
Ma non è solo per l'originale ricalco del protagonista che ho elaborato questo parallelismo.
L'essenza del picarismo è la rappresentazione di esistenze vissute in perpetua precarietà. Il romanzo picaresco descrive la sorte sociale di individui che non possono fare affidamento sui privilegi di classe. Al giorno d'oggi chi è che ricopre questa posizione nella nostra società? I migranti.
“Gli autentici avventurieri del ventunesimo secolo” sono i clandestini. Coloro che vengono sbatacchiati da un paese all'altro, che decidono di percorrere la pietrosa strada dell'immigrazione e che viaggiano nelle circostanze più sfavorevoli e pietose.
Ma c'è sempre un modo per guardare alla realtà.
Scordatevi le storie lacrimevoli che fanno da humus ai servizi di Studio Aperto. È un romanzo che del picaro riprende soprattutto il tono smaliziato e scanzonato. La vita è un perpetuo mutare di circostanze sfavorevoli. Non piangiamoci su. Troviamo un nuovo trucco da mettere in atto per sfangarla. 
Con il susseguirsi di episodi tanto strampalati quanto divertenti, Puertolas ci consegna un'immagine variopinta della nostra, sempre più contaminata, Europa. Con buona pace degli integralisti.   
http://www.einaudi.it/var/einaudi/storage/images/media/immagini/benni-per-fachiro/91166-2-ita-IT/benni-per-fachiro.jpe
Siamo arrivati alla fine della recensione e mi chiedo come fare a mettere un titolo al post o a condividerlo su Twitter. Mannaggia, Puertolas.

giovedì 17 aprile 2014

I classici poco sexy

 granchi 
Cosa c'è che non va nei classici fuori commercio? Cosa hanno fatto di male, per non meritarsi nemmeno un'edizione? Qualche chilo di troppo? Un look troppo retro? Un taglio di capelli poco accattivante?


Nella migliore delle ipotesi c'è una sola edizione in commercio. E non la troverete mai in libreria.
Voi direte: qual è il problema? Si ordina su internet.
Il fatto è: quanti classici avete scoperto girovagando tra gli scaffali dedicati? Incuriositi dal nome dell'autore – che magari avevate già sentito nominare – vi siete convinti a cedere al fascino intramontabile di una narrazione che ha resistito a secoli di fama. Posso affermare, che almeno la metà dei classici che possiedo in casa, li ho scelti proprio così. La libreria è – ancora- una vetrina insostituibile, soprattutto se si tratta di pescare nel mare magnum dei lettori occasionali.
La delusione più cocente però la prova il lettore accanito, ghiotto di quegli antichi esempi di sapienza narrativa.
Egli ripone tutta la sua sicurezza nel fatto che in libreria ci debba essere un classico. Non può lontanamente concepire la sciagurata ipotesi che effettivamente no, può non esserci. Non tutti i classici, godono della stessa fama e dello stesso calore tra il pubblico. Ma è solo questo il motivo?  D'altronde non si sta facendo riferimento a romanzi elitari e misconosciuti. Qui si parla anche di veri e propri capisaldi della letteratura, autori che continuano ad essere citati e rispettati come maestri indiscussi.    
Come Henry James, Thomas Hardy e George Eliot. Non certo degli sconosciuti. Eppure, procurarsi gran parte delle loro opere in Italia, non è così facile.
Ma non è solo il tarlo del collezionista a protestare. Se classici che per il canone rappresentano dei capisaldi della letteratura spariscono dagli scaffali significa non solo che andranno presto perduti, ma anche che la discrepanza tra la critica e i lettori comuni per ciò che riguarda la ricezione di un'opera si fa sempre più marcata.
A cosa è dovuto questo scarso appeal? Qual è la strada da percorrere per rivalutare un classico? E soprattutto: le case editrici sono disposte a percorrerla?
La scelta per noi lettori, è quella di spulciare, come al solito, nelle librerie indipendenti che infatti sono le più rifornite di classici intramontabili. Nella mia città mi rifugio spesso in una piccola libreria del centro che sfoggia all'ingresso cinque scaffali ornati di gemme preziose, in cui è davvero difficile non trovare ciò che si vuole. Hanno persino il più sottovalutato romanzo di Dickens. Altrimenti non rimane che la biblioteca e l'usato.
Per noi, piccoli topi da biblioteca, sempre alla ricerca di un libro, c'è sempre una soluzione. Il problema a questo punto sembra un altro: chi è che ancora pensa ai potenziali lettori che non si affannano alla ricerca di libri di qualità, proprio quei libri che stanno diventando sempre più marginali nelle librerie, sovraffollate dalla manualistica culinaria e dalle biografie di fenomeni da baraccone?  È sempre colpa del lettore poco informato? Non dovremmo cominciare a porci delle domande sull'offerta e non solo sulla domanda?