sabato 8 novembre 2014

Le bestie notturne di Nicola Lagioia


La ferocia è il romanzo più singolare degli ultimi mesi, non a caso, già etichettato come “caso editoriale” (con tutte le complicazioni che questa controversa espressione comporta). Il suo autore, Nicola Lagioia, ha l’indubbio merito di aver acceso un vivace dibattito attorno alla sua ultima fatica, circondata com’è sia da critiche trionfali sia da severissime bocciature.



La contemporaneità ipertecnologica e ultraconnessa non è regolata da meccanismi di logica e civiltà, bensì dal suo contrario: la ferocia, istinto ferino e vile, divenuta determinante chiave del nostro tempo. La stessa fosca disamina che avevamo trovato nell’opera di Francesco Pecoraro (tappa obbligata per qualsiasi scrittore italiano contemporaneo): il Tempo di pace è la lotta di tutti contro tutti. 
La società del benessere non ha annullato, anzi, si può dire che ha nutrito, la crudeltà del comandamento homo homini lupus. Un mondo bestiale, governato dalla legge naturale di sopraffazione e sopravvivenza. Un passaggio del romanzo lo conferma: 
“Lo sai qual è la disciplina che meglio spiega il nuovo secolo? L’etologia. Metti una volpe affamata davanti a un branco di conigli. Corri in una piazza piena di colombi e li vedrai volare. Trovami il colombo che non vola”. 
Mangia o sarai mangiato. 
Non stupisce dunque che la narrazione è imperniata su una famiglia di ricchi palazzinari, metonimia di un’economia rapace e insaziabile, appunto, “animale”. Il motore dell'azione è poi un atto di violenza: il suicidio della figlia di un ricco imprenditore barese. 
Tuttavia, il grande merito dello scrittore è quello di creare un universo che non si esaurisce nella delineazione delle figure dei protagonisti ma ha la sua parte più interessante nell’analisi dell’ambiente. Così come per lo studio degli animali, il comportamento è decifrabile a partire dall’habitat, allo stesso modo Lagioia ci introduce nell’ecosistema della famiglia Salvemini: il Sud corrotto e notturno.
Un mondo barbarico e primitivo, drappeggiato da paesaggi luminescenti, popolato da creature di tutte le specie. 
L’attenzione al mondo animale ha una ricca tradizione letteraria, per fornire un esempio novecentesco: Bestie di Federigo Tozzi. Salta alle labbra il nome di Tozzi perché in entrambi i bestiari la voce animale non è utilizzata esclusivamente per fare da specchio ad un’umanità altrettanto bassa e altrettanto volgare ma anche e soprattutto per sottolineare la vicinanza nel dolore di bestie e persone di fronte alla dittatura degli istinti e dei desideri incontrollabili. 

La ferocia è stato venduto come una classica storia dell’ascesa e del declino di una famiglia. La narrazione, anche per la sua frammentarietà, non restituisce l’idea di seguire un arco temporale (e narrativo) di successo e rovina. Non si percepisce la vertigine che precede la caduta, bensì ci si muove in una distesa deserta. 
Quando i Salvemini sono stati davvero grandi? Mai, all’interno di questo romanzo. Non c’è un tempo felice o prospero da ricordare. Così come non si sente il fragore dello schianto, Lagioia costruisce un finale senza tragedia. Anche le degenerazioni della famiglia (e di tutto l’apparato di lacchè annesso) non sono volontariamente diaboliche. Anzi, semmai questo è un romanzo sull’inconsapevolezza del male. Tant’è che i personaggi possiedono un’ostinata ottusità, vivono in un mondo di abnegazione e inconsapevolezza, appunto. La ferocia non è tanto cattiveria quanto istinto, debolezza.  
“Un’energia brutale propagatasi nel vuoto, una febbre collettiva. Un odio che non apparteneva a nessuno” .
Sembra sparito dal nostro tempo l’odio sociale, il conflitto di classe. La famiglia Salvemini difatti non conosce reali antagonisti, benché siano inserite le più diverse rappresentazioni della compagine sociale. Ma adesso il vero conflitto è quello di tutti contro tutti. è difficile individuare un nemico dei Salvemini perché sono gli stessi componenti ad essere nemici gli uni con gli altri. Una famiglia disunita e polverizzata. I loro rapporti sono estremamente liquidi, al limite dell’intangibile.

Le storture di questa famiglia malata, in piena decadenza, potrebbero - con riferimento, in special modo, alla prima parte del romanzo e alla descrizione di un Sud “stregato” - ricordare i Viceré. Questo paragone è utile per svelare un’altra caratteristica del romanzo di Lagioia. Mentre il capolavoro di De Roberto risulta un romanzo ossessionante (e anche molto più romanzesco), la scelta stilistica dell’autore pugliese è quella di adottare - nonostante La Ferocia abbia come oggetto le depravazioni - una forma molto cerebrale, quasi fredda. La scrittura quindi non si adatta al declino morale ma risulta anzi stilisticamente audace, sebbene a tratti ampollosa. 
Ne risentono spesso i protagonisti che si muovono troppo meccanicamente, vittime di una certa ottusità, di un’inettitudine sentimentale, tanto da risultare troppo spesso imbastiti, cementati. Persino le anomalie della famiglia, i puri, Clara e Michele - che covano un amore incestuoso l’uno per l’altro - sembra si muovano in un vuoto. Con il rischio spesso di scivolare in una mancanza di concretezza che potrebbe far storcere il naso.  


Benché a volte ostacolati da una scrittura ardimentosa, è difficile non rimanere avvinti dalle atmosfere di questo romanzo, così denso del nostro tempo, dei nostri fallimenti pubblici e privati. Senza troppo cinismo, Lagioia tenta di ritagliare un’interpretazione delle metamorfosi di questa nostra Italia, restituendoci una mappa tentacolare. Non manca di registrarne gli aspetti più vari, non si sa bene come (il segreto del talento) riesce a far convivere nella stessa narrazione la matassa di corruzione che sta dietro i disastri ambientali, il profilo di una ragazza morta su Twitter, un medico legale cocainomane, un uomo che si costringe al volantinaggio in costume da rana. Lagioia ricerca ambiziosamente una verità, come la insegue Michele, deciso a scoprire cosa è rimasto della Bellezza, cosa è successo ad una persona (ad un Paese) che prima credevamo di conoscere e che noi stessi abbiamo abbandonato. 

2 commenti:

  1. O__O devo leggerlo. ... (è il primo commento che scrivo, complimenti per la recensione, ti seguo sempre con piacere :) )

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  2. l'ho comprato giusto ieri all'Expo Libri di Padova :D finisco Anna Karenina e mi ci metto! Grazie Ilenia per gli splendidi consigli di lettura :)

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