giovedì 17 aprile 2014

I classici poco sexy

 granchi 
Cosa c'è che non va nei classici fuori commercio? Cosa hanno fatto di male, per non meritarsi nemmeno un'edizione? Qualche chilo di troppo? Un look troppo retro? Un taglio di capelli poco accattivante?


Nella migliore delle ipotesi c'è una sola edizione in commercio. E non la troverete mai in libreria.
Voi direte: qual è il problema? Si ordina su internet.
Il fatto è: quanti classici avete scoperto girovagando tra gli scaffali dedicati? Incuriositi dal nome dell'autore – che magari avevate già sentito nominare – vi siete convinti a cedere al fascino intramontabile di una narrazione che ha resistito a secoli di fama. Posso affermare, che almeno la metà dei classici che possiedo in casa, li ho scelti proprio così. La libreria è – ancora- una vetrina insostituibile, soprattutto se si tratta di pescare nel mare magnum dei lettori occasionali.
La delusione più cocente però la prova il lettore accanito, ghiotto di quegli antichi esempi di sapienza narrativa.
Egli ripone tutta la sua sicurezza nel fatto che in libreria ci debba essere un classico. Non può lontanamente concepire la sciagurata ipotesi che effettivamente no, può non esserci. Non tutti i classici, godono della stessa fama e dello stesso calore tra il pubblico. Ma è solo questo il motivo?  D'altronde non si sta facendo riferimento a romanzi elitari e misconosciuti. Qui si parla anche di veri e propri capisaldi della letteratura, autori che continuano ad essere citati e rispettati come maestri indiscussi.    
Come Henry James, Thomas Hardy e George Eliot. Non certo degli sconosciuti. Eppure, procurarsi gran parte delle loro opere in Italia, non è così facile.
Ma non è solo il tarlo del collezionista a protestare. Se classici che per il canone rappresentano dei capisaldi della letteratura spariscono dagli scaffali significa non solo che andranno presto perduti, ma anche che la discrepanza tra la critica e i lettori comuni per ciò che riguarda la ricezione di un'opera si fa sempre più marcata.
A cosa è dovuto questo scarso appeal? Qual è la strada da percorrere per rivalutare un classico? E soprattutto: le case editrici sono disposte a percorrerla?
La scelta per noi lettori, è quella di spulciare, come al solito, nelle librerie indipendenti che infatti sono le più rifornite di classici intramontabili. Nella mia città mi rifugio spesso in una piccola libreria del centro che sfoggia all'ingresso cinque scaffali ornati di gemme preziose, in cui è davvero difficile non trovare ciò che si vuole. Hanno persino il più sottovalutato romanzo di Dickens. Altrimenti non rimane che la biblioteca e l'usato.
Per noi, piccoli topi da biblioteca, sempre alla ricerca di un libro, c'è sempre una soluzione. Il problema a questo punto sembra un altro: chi è che ancora pensa ai potenziali lettori che non si affannano alla ricerca di libri di qualità, proprio quei libri che stanno diventando sempre più marginali nelle librerie, sovraffollate dalla manualistica culinaria e dalle biografie di fenomeni da baraccone?  È sempre colpa del lettore poco informato? Non dovremmo cominciare a porci delle domande sull'offerta e non solo sulla domanda? 

7 commenti:

  1. La risposta non è così difficile purtroppo: se non si vende, non si pubblica. Mi sembra il ragionamento più logico. Eppure sui classici si dovrebbe sempre far affidamento. Prima o poi un lettore vorace li cercherà.

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  2. Ciao Ilenia, anche io sono dell'idea che andare in libreria per scegliere i libri sia il modo più bello e anche più efficace.
    Molto spesso si pensa che i classici siano noiosi e datati e per cui sia meglio scegliere libri con un grande adesivo con scritto "Novità", al contrario io penso che un classico di un autore importante sia una garanzia e per cui sono più propensa a comprarlo.
    Comunque scusa posso sapere qual è la libreria in cui ti rifugi? (Sono di Ct anche io!)

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    1. Oh <3 Allora è Catania Libri, si trova in piazza Roma, o meglio, prima di Piazza Roma, vicino all'incrocio con Via Etnea, c'è tutta una parete di Adelphi e Bur!!! La morte. Se vuoi possiamo andare a fare un giro insieme, qualche volta :)

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    2. Ma certamente! Per me sarebbe un piacere fare un giro insieme a una delle mie Youtubers preferite! :D

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  3. L'editoria ha avuto una crescita ipertrofica. Oggigiorno scrive chiunque. I classici meno conosciuti non si trovano in biblioteca per il semplice motivo che una biblioteca non può contenere milioni di libri (a eccezione forse solo di qualche grande biblioteca nazionale).
    Ora, l'industria del libro è una fetta del mercato: e all'interno del mercato la regola è il profitto - quantomeno tendenzialmente. Genera maggior profitto un libro "nuovo" o un classico poco conosciuto?
    La domanda è retorica...

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  4. Sembrerà strano ma io preferisco leggere un buon classico che una delle tante novità che le case editrici propinano settimanalmente. Questi libri hanno un'aura di sicurezza, perché sai che non ti deludono e restano nel tempo. Concordo con quanto detto sopra sul fatto che ormai tutti scrivono e riuscire ad arginare questo fenomeno è tutt'altro che semplice. Secondo me si sta svalutando il vero significato della letteratura. Un classico è definito tale non solo per il suo contenuto intrinseco, per la penna che lo ha dato alla luce, ma per la sua capacità di resistere al tempo. Quando leggo un libro già dopo una decina di pagine mi rendo conto se è una minestra già stata servita o se invece c'è qualcosa che può attirare la mia attenzione come lettore. Il punto chiave oggi non è l'originalità, bensì la capacità di trattare determinati temi, di raccontare delle storie, senza scadere in pratiche commerciali che cavalcano l'onda della trovata pubblicitaria o del genere del momento. I contenuti e la capacità di SAPER SCRIVERE ora più che mai sembrano non più il primo passo per accingersi a scrivere, ma solo un accessorio che, qualora fosse presente, può contribuire ( e non determinare in toto) il successo di un libro.

    Un saluto, Davide ;)

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  5. Anch'io preferisco leggere un buon classico che una delle tante novità che oggi ci propinano le case editrici, che sembra quasi che debbano far uscire un numero minimo (molto alto) di libri all'anno e, quindi, pubblicano di tutto e di più, senza badare tanto alla qualità.

    Quanto al problema della domanda e dell'offerta, io non posso biasimare le librerie se tengono solo pochi classici "sicuri" e tantissime novità: in fondo, le librerie sono esercizi commerciali che devono vendere per sopravvivere, dunque tengono a scaffale quei libri che sanno di vendere. Probabilmente, la scuola potrebbe avere un grande ruolo nel formare i gusti letterari delle persone, anche se, purtroppo, a me è capitato di pensare che potrebbe essere proprio la scuola ad allontanare dai classici, imponendoli come un obbligo, cosicché appena usciti dalla scuola e si ha la possibilità di scegliere cosa leggere, dai classici si sta alla larga.

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