giovedì 30 maggio 2013

Commento ai capitoli finali de "Il Grande Gatsby"

Per il Gruppo di Lettura di Gatsby, organizzato dal  blog Sangue d'Inchiostro . Qui, il commento ai capitoli precedenti.


Proprio nei giorni in cui mi apprestavo a terminare la rilettura dei tre capitoli finali de Il Grande Gatsby, un amico mi ha suggerito un docufilm splendido. Anche il titolo non è niente male: Nostalgia for the light. Astronomi e archeologi sono i protagonisti. Entrambi manipolatori del passato. I primi guardano su, in alto. Studiano eventi nello Spazio, talmente lontano dal nostro pianeta da arrivare molto tempo dopo che sono avvenuti. I secondi guardano giù, scavano, cercano tracce di un passato lontanissimo che disotterrano e provano a ricostruire. A questo punto starete pensando: “ma questa è pazza, che sta dicendo?”. Comprendo la vostra irritazione, ci sto arrivando. Quello che mi ha colpito è che la prospettiva che unisce queste due professioni è unica: il presente non esiste. Esiste solo nella nostra mente. Per percepire la presenza della persona che vi sta di fronte, l'occhio impiega un tempo, certo infinitesimale, ma è già lontano da voi, è già “successa”. Ecco, perché il passato e il futuro sono le uniche dimensioni percepibili. Io credo che se Fitzgerald fosse vivo, ci avrebbe scritto un romanzo a riguardo. Intendo, se non avesse scritto già Gatsby.
Jay Gatsby è un dislessico temporale, confonde il passato con il futuro, pensa che si possa replicare, proietta tutte le sue energie in qualcosa che non avverrà mai. Perché questa è la sua natura. La sua devozione verso l'irreale, la sfarzosa pignatta traboccante di speranza e di fantasticherie che è la sua mente e il romantico rifiuto del fallimento, lo rendono l'immortale figura tragica che mi spezzerà per sempre il cuore, non importa quante volte io rilegga la sua storia. Gatsby,  un “figlio di Dio”, un giocoliere d'illusioni. Ha resistito finché ha potuto.
Il quinto e il sesto capitolo (i miei preferiti) si muovono nell'atmosfera del sogno, della reverie. Il sesto, in particolare, è come se fosse narratoci dal canto immortale della voce di Daisy. La chiusa raggiunge vette liriche impossibili da eguagliare con Gatsby che sale “come una scala” in un posto segreto dove avrebbe potuto “succhiare la linfa della vita, trangugiare il latte incomparabile della meraviglia”e infine il bacio, al suono di un “diapason battuto su una stella”.  Non stupisce quindi che i tre capitoli finali siano il ruzzolare scomposto, lo sgretolio patetico di questa colossale illusione. Il settimo è il capitolo dello svelamento, della rivelazione brutale. Il più lungo del romanzo. È l'ultimo giorno d'estate; per i poeti, da sempre, la fine delle illusioni. La prima immagine è quella della casa di Trimalcione chiusa. Le luci della casa spente. Non si riaccenderanno mai più. Il riferimento a Petronio ci introduce perfettamente nel capitolo in cui la satira sociale fa da padrona.
Il primo elemento disarmonico che incrina le convinzioni di Gatsby è l'arrivo sulla scena della figlia di Tom e Daisy. Un elemento imprevisto in quanto non esistente nel passato, sempre più difficile da riprodurre ormai. 
La rivelazione più grande, cardine per l'inquadramento del personaggio sfuggente di Daisy, è quella che riguarda la sua voce. Per tutto il romanzo si fa accenno a quest'irresistibile melodia che vince ogni resistenza. Tutti ne sono vittima. Lo stesso Nick, all'inizio, non può far altro che sporgersi verso di lei, attratto come Ulisse. È Gatsby a capire cosa nasconde quel canto da sirena. “È piena di soldi”. Ecco cos'era quel fascino inesauribile, il suo tintinnio, la sua musica di cembali... In alto, in un palazzo bianco, la figlia del re, la ragazza d'oro...
In inglese, la parola “golden” non si riferisce solo al soldo ma anche ad uno stato d'animo, ad una purezza, uno stato originario. “Stay golden” significa in qualche modo, per quanto sia intraducibile, “Resta puro”. Golden è la condizione ideale. Daisy è nata così, ricoperta d'oro.
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domenica 26 maggio 2013

Tenera è la notte di F.S. Fitzgerald.

 "Sono stati fatti bei tuffi dai trampolini più fragili"


I romanzi di Fitzgerald sono spirali di distruzione. Quando un personaggio cade a pezzi si addensa una nube di macerie finissime che ricopre il paesaggio circostante. Prendete in mano qualsiasi dei suoi libri, la polvere è la vera protagonista. E così nel dolorosissimo "Tenera è la notte". Il rapporto di Dick e Nicole non si spezza. Si dissolve. E nell'aria rimane quella polvere di sogno. Questo è quello che ti spezza il cuore: la cenere, costante memorandum di ciò che è stato, di ciò che è finito ma di cui non puoi liberarti. Come granelli di sabbia, Nicole si era inserita nelle più inacessibili pieghe del suo animo. Impossibile liberarsene. La lotta ferina ingaggiata dai due a suon di recriminazioni, sorrisi sarcastici, risate isteriche, sguardi vacui, li ha ridotti a brandelli. Il contrasto penoso tra sanità e follia, una doppia serpe che avviluppa la loro relazione, fino a soffocarli. Si riaffaccia prepotentemente la questione meschina del denaro. Nicole, bella e sfacciatamente ricca. Un doppio incantesimo, difficile da spezzare per Dick, sempre distante (come medico) e subordinato (di estrazione sociale irrimediabilmente inferiore). Nonostante tutto, percepisci il loro amore spettrale. Una catena che li tiene legati. Lui l'ha salvata. Lei gli ha regalato sprazzi di "felicità incoerente". Tenera è la notte. L'oscurità che li avvolge è dolce. "Davanti a noi, chilometri di notte".
Il romanzo a cui Fitzgerald ha lavorato nove anni, il suo lavoro più ambizioso, più maturo. Ricco di riferimenti autobiografici, situazioni topiche della sua letteratura (incidenti in macchina, narratori esterni ingenui, confronti tra gli amanti, uno romantico, l'altro rozzo), riferimenti autoreferenziali che richiameranno più di un deja-vu alla mente del lettore affezionato. Proprio per questo gli ho preferito Gatsby. Struttura più coesa, meno limacciosa. In più punti, l'angoscia e l'estrema dilatazione temporale dell'agonia dei personaggi ti procura quel pruriginoso fastidio che ti spinge ad allontanarti dal romanzo. Tuttavia sono stati solo dei momenti trascurabili: la maturazione artistica dello scrittore è evidente, lo stile impareggiabile. Il solito magnifico Fitzgerald.
"Come un'indifferenza costantemente alimentata o lasciata a se stessa si trasforma in un vuoto, così lui aveva imparato a essere vuoto di Nicole, comportandosi con lei con negazione e distacco sentimentale. Si parla di cicatrici guarite, una vaga similitudine tratta dalla patologia della pelle, ma nella realtà non esiste una cosa simile. Esistono ferite aperte, a volte piccole come una puntura di spillo, ma sono pur sempre ferite. I segni della sofferenza possono essere paragonati al massimo alla perdita di un dito o di un occhio; potremmo non perderli mai, nemmeno per un minuto all'anno, ma se capitasse non ci sarebbe più nulla da fare"


Note a margine: NON PRENDETE L'EDIZIONE DALAI EDITORE. Refusi ovunque, traduzione non eccezionale e erroracci di stampa (15 pagine sono state perdute e altre 15 sono state ristampate due volte).  In compenso, copertina carinissima.

lunedì 20 maggio 2013

In territorio nemico, SIC (scrittura industriale collettiva)

In territorio nemico è una novità, una di quelle belle. Un romanzo sperimentale: scritto grazie al contributo di 115 autori (della composizione vera e propria se ne sono occupati in otto), ricco di diversificazione linguistica e pagliuzze di Storia, quella grande, quella che cambia il destino di una Nazione. Ogni crepa, ogni cicatrice che ha attraversato la Resistenza italiana è messa in luce. Tre sguardi, tre punti di vista, tre personaggi divisi, allontantati dalla guerra che fanno della Lotta, l'unica religione, l'unica ideologia possibile. Annaspano alla ricerca di un significato, difficilmente afferrabile. Non ci sono scialuppe a cui aggrapparsi in questo mare di incertezze. Una narrazione portentosa. Carica di contraddizioni, frammenti di dolore, follia. Necessario in questi anni senza Storia.

venerdì 17 maggio 2013

Gatsby, il film di Baz Luhrmann

https://scontent-a-mxp.xx.fbcdn.net/hphotos-prn1/v/t1.0-9/1460044_10151679536196572_926653072_n.jpg?oh=49acb7455a4240ea776ca6aadb401259&oe=53ADD832

"Eravamo andati tutti alle feste di Gatsby sospettando la sua corruzione mentre lui ci nascondeva il suo unico incorruttibile sogno."

Il film di Luhrmann è sontuoso. Critiche tiepide immeritate l'hanno accolto a Cannes. è vero, sono di parte. Credo che chiunque abbia letto il romanzo, di fronte a questo immaginifico sfarzo, raggiunga uno stato orgastico. L'attenzione alle luci, ai colori, alla dimensione sonora, allo sguardo è primaria. Tutti elementi che rispettano fedelmente l'intreccio simbolico del romanzo. Certo, manca la dimensione storica. E menomale! Da decenni ormai sentiamo parlare di Gatsby come una fotografia di ruggenti anni 20 prima del baratro del 29! Serviva uno sguardo inedito, non un film che ne sottolineasse il gusto d'epoca. Una trasposizione cinematografica non è un reperto da museo. Va rispolverato. Va adattato. Il film di Luhrmann ha l'anima di Gatsby. L'interpretazione di DiCaprio è stupefacente ma non starò qui a sottolineare l'ovvio. Piuttosto vorrei farvi sapere che la colonna sonora non è per niente invadente, dettaglio non di poco conto quando parliamo di questo regista. A chi l'ha definito noioso prescriverei il trattamento Lincoln di Spielberg. Pregheranno in ginocchio per una doppia proiezione di Gatsby. A chi l'ha accusato di essere un film debole perché troppo incentrato sulla storia d'amore, consiglierei di riguardarlo e di prestare più attenzione alla simbologia.
Avrei bizzeffe di elementi con cui mi divertirei molto a tediarvi ma ho già fatto un video di 25 minuti che parla per me. SENZA SPOILER. Enjoy.

P.S. No, questo non è diventato un blog su Gatsby. Presto cambierò argomento, lo giuro.
  

martedì 14 maggio 2013

Nerdate alla Gatsby

La mia mania per Gatsby, iniziata ormai anni fa, si è solo acuita col passare del tempo. E mi ha portato a questo post delirante. L'uscita del film con Leonardo Di Caprio non ha aiutato, lo ammetto.  Prima di accingermi ad esporre le tappe di questo percorso verso la conquista nerd del nostro idolo, vorrei ricordarvi che ho parlato molto più seriamente di Gatsby (per la precisione di traduzioni) qui, e che c'è attivo un gruppo di lettura che siete ancora in tempo per recuperare senza problemi qui. Io mi occuperò degli ultimi tre capitoli (ho già scritto il commento e vi prometto LACRIME E SANGUE).
Ecco, allora, l'elenco delle nerdate (termine tecnico) che dovete assolutamente avere (o come me, vi limitate a desiderare tantissimo in attesa di Babbo Natale o di una vincita alla lotteria) se adorate Gatsby.



1) Il video game di Gatsby
La prima volta che l'ho visto, non potevo crederci. Eppure, esiste. La versione videogioco, minimal, anni 90' del grande Gatsby. Jay come l'eroe Super Mario. La trovate qui. Potreste perderci il senno. Mentre qui qualche info sul lavoro dei creatori. 


2) La graphic novel 
Ce ne sono due: una francese strepitosa (almeno all'apparenza) e un'altra di una fumettista australiana che ha rivisitato anche l'Amleto. La prima purtroppo è solo in versione francese ed è di Stephane Durand. Il titolo è Gatsby Le magnifique ed è ambientato in Cina. Se masticate la lingua, lo trovate su Amazon ad un prezzo ragionevole. Io più che masticare, rosico. E attendo. La seconda mi attira molto di meno ed è di Nicki Greenberg. Molto fumettistica.


Anche l'altra Fitzgerald è stata protagonista di una graphic novel che sembra adorabile ovvero Super Zelda, edita da quella santa casa editrice che è Minimum Fax. Io ho pronto l'ordine, devo solo premere invio. Leggetevi questa invece del nuovo libro di Alfonso Signorini sui coniugi maledetti (TENETEVENE LONTANI). 
https://encrypted-tbn3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQA-V6af6oE37Om7ce-xymmd6vnTHbjfNCNfXvosUBHZvXbfSl1

 3) Old but gold. 

Procurarsi un'edizione con il testo originale, possibilmente Penguin, possibilmente stracciata e unta, del romanzo. La copertina dev'essere questa (per me) ma qualsiasi edizione speciale va bene. Mi raccomando, prendetela solo se ha passato delle intemperie (magari riguardanti l'acqua così la vostra devozione sarà completa).



4) Indumenti e gadget o meglio qualsiasi oggetto fisico che possa attestare la vostra venerazione.

L'oggetto di culto che bramo da anni, ormai (MALEDETTO TUMBLR), è LA FELPA o se siete dei pezzenti (come la sottoscritta) la T-shirt. Se siete maschi potete saltare questo passaggio perché quel bluetto sbiadito non vorrei mai vedervelo addosso.

La vendono qui ad un prezzo improponibile (senza contare le spese di spedizione).  Ma tanto prima o poi me la compro. Qualcuno dovrà pure mandare avanti l'economia.
La stessa stampa sia su t-shirt che su felpa la vende anche Amazon,  insieme ad altri indumenti per nerd della letteratura (le felpe di 1984 o di Orgoglio e pregiudizio sono bellissime).
Ci sono delle alternative altrettanto nerd e sempre in tema, sui 35 euro da Etsy. Questa non è male.
Per completare l'opera potreste rifarvi completamente il guardaroba da Ralph Lauren ma questo non vi renderebbe dei nerd ma solo dei fighetti.

Sempre rimanendo in tema gadget, entriamo in un territorio pericoloso. Il campo è vastissimo, ho così tanto materiale che potremmo impiegare anni per analizzarlo interamente.

C'è persino una trashissima shopping bag (anche questa disponibile su Amazon) che potete comprare solo se siete davvero invasati, in alternativa, potete celare la vostra condizione di relitti umani alla ricerca di un Gatsby inesistente, fingendo che sia la seconda borsa dove riporre i libri per andare in biblioteca a studiare (tutta fatica sprecata, tanto non ingannate nessuno).



Insomma, di gadget su Gatsby ne è pieno il mondo. A questo proposito vi linko direttamente la board di Pinterest: via il dente, via il dolore. C'è anche una borsa gialla inguardabile. Avvisati.



5) Schemino delizioso dei personaggi  e delle loro connessioni (MOLTO SPOILER) 
 
6) Prima di vedere il film di Baz con Leonardo e Carey Mulligan, procuratevi la versione con Redford. Magari non vi piace ma è vostro dovere preciso.
http://static.guim.co.uk/sys-images/Guardian/Pix/pictures/2010/11/16/1289907399271/The-Great-Gatsby-Robert-R-006.jpg

7) Poster artistico con citazione ad effetto spezzacuore che potreste anche usare come idea per un tatuaggio (ONLY THE BRAVE). In alternativa appendetelo in cameretta come dei bravi serial killer.
8) Recuperare almeno un paio di opere che hanno dei riferimenti all'Illustrissimo. Butto a caso un "Man on the Moon" e un "Leggere Lolita a Teheran". Un riferimento più giovanile è il personaggio di Gansey, ricchissimo e votato all'autodistruzione, nello young adult "the raven boys", ancora inedito in Italia (WHY). Ne avete altri?  Scatenate l'inferno nei commenti.

9) Qualche demenziale immagine dal web con riferimenti che solo voi lettori capirete, scoppiando in una risate ilare e subito dopo correndo nel bagno a versare oceani di lacrime.
 https://encrypted-tbn3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRUajVrdkZLsLJVfoniJEEH7g1Uda5Q0k19wIiOBdjhBuB8eA24rQ
http://media-cache-ec4.pinimg.com/736x/c0/ec/9f/c0ec9fb9aa6bc2a47d8a94e9f399c89c.jpg

10) Per concludere il vostro iter da groupie mi sembra giusto e doveroso un bel pellegrinaggio alla tomba dei Fitzgerald (sulla cui lapide è incisa la più celebre citazione di Gatsby)! Si trova in St. Mary's Catholic Cemetery in Rockville, Maryland. Buona danza macabra!

Se siete arrivati fino a qui, congratulazioni! Avete vinto la tessera per il club adoratori di Gatsby aka manicomio per dissociati mentali! 

Se seguite la pagina fb ufficiale del film in uscita TRA DUE GIORNI, siete venuti a conoscenza di molte chicche. In particolare, il logo con iniziali in stile Gatsby è personalizzabile qui. Non storcete il naso e fate emergere il tamarro che è in voi! Ma la cosa più interessante è sicuramente l'album di foto che mostra i costumi e gli oggetti di scena usati nel film.


sabato 11 maggio 2013

Il grande Gatsby: traduzioni a confronto

Continua la collaborazione con youbookers! Questa volta si parla di traduzioni a confronto! 


Quest'anno sono scaduti i diritti di lucro sull'opera del leggendario scrittore americano F. Scott Fitzgerald. 
Molte case editrici si sono precipitate a pubblicarne i romanzi in nuove edizioni più o meno aggiornate. 
Prima tra tutte la Minimum Fax, la più attenta alla letteratura d'oltreoceano che ha imbastito un lavoro straordinario di rivisitazione dei lavori di Fitzgerald, qui (http://www.minimumfax.com/libri/speciali/239) lo speciale a lui dedicato dalla redazione, davvero ricco di spunti. Non hanno aspettato nemmeno Mondadori, Newton Compton ma soprattutto la Marsilio che ha offerto un' edizione con testo a fronte e traduzione di un maestro: Serrai. Feltrinelli rilancia con la docente universitaria Franca Cavagnoli. 
Soprattutto in vista dell'uscita del film basato sul Grande Gatsby (il 16 Maggio al cinema), le riedizioni fioccano. 
La Mondadori, in particolare, ha pubblicato recentemente un'edizione rilegata con la copertina dedicata interamente al film diretto da Luhrmann, in cui predominano i colori del nero e oro.
Ammetto con una malcelata vergogna di averci fatto un pensierino. Tuttavia l'intervento di oggi non si vuole concentrare sulla forma bensì sul contenuto, anzi, sull'interpretazione del contenuto. 
Stiamo parlando di traduzioni.
Sappiamo quanto una cattiva (o un'ottima) traduzione possa influire sul giudizio del romanzo. La domanda è: davvero ne siamo coscienti? Informarsi sulla traduzione, soprattutto se ci si trova davanti ad una così grande scelta di edizioni, è davvero prioritario? Che rischi corriamo scegliendo un'edizione meno curata? 
A partire da questa riflessione, concentriamoci sulle varie traduzioni del classico più celebre di Fitzgerald, “Il grande Gatsby”, confrontandole. 


continua qui

mercoledì 8 maggio 2013

Una splendida schifezza noto agli ingenui come "Uno splendido disastro"


http://2.bp.blogspot.com/-75WhAEQhxiY/UQ6JobT6q0I/AAAAAAAAFEk/sxrjl31sGxI/s1600/uno+splendido+disastro.JPGSo che più volte ho espresso il mio disappunto verso quelli che recensicono romanzi mediocri per darsi un tono (infatti è raro che io lo faccia sia sul canale YouTube sia sul blog, anzi, probabilmente non l'ho mai fatto). Non è la mia intenzione. Ma il problema di questo romanzo non è che sia brutto  (questo era già facilmente intuibile dal titolo) quanto che sia OFFENSIVO oltre ogni limite. Sessismo e superficialità a palate. Incredibile come si riesca ancora a idealizzare certi modelli violenti e farli passare come "romantici". Godetevi questo lunghissimo sfogo (sì, lo so che dura quanto un episodio di game of thrones). Ho solo cercato di capire come queste narrazioni possano essere sdoganate soprattutto se rivolte ad un pubblico di ragazzine. Per il resto, vi prometto per la mia salute mentale che non leggerò MAI più romanzi di siffatta natura. E anche se lo facessi, non vi ammorberei con un mio video a riguardo. Saluti!


giovedì 2 maggio 2013

Il solco di Mo Yan. Le rane.


 https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTTPyScp_rqlxpHsBUY92THL7b7OOhOgYFGss40V2bgaAo7BVNw8A

Il titolo del nuovo romanzo di Mo Yan, Nobel per la Letteratura del 2012, rimanda ad una similitudine tra il vagito dei neonati e il gracidare un po' stonato della rane. Le rane sono anche il simbolo della fertilità, grande metafora che attraversa tutta la narrazione. Il tema controverso della natalità in Cina, soggetta a severe politiche di controllo delle nascite, esplode in tutta la sua violenza e contraddittorietà nel romanzo dello scrittore orientale. Frammentario e controverso infatti è il ritratto dei due protagonisti: Girino, drammaturgo e narratore della vicenda e Wan Xin (Wan il Cuore), la zia paterna.

La prima parte del romanzo è ambientata nel villaggio rurale di Gaomi (lo stesso in cui è cresciuto lo scrittore), un mondo ovattato, una dimensione mitica. È un universo in cui la tradizione cinese, i racconti folkroristici e l'ambiente familiare hanno un posto d'onore. Girino è ancora un bambino quando Wan Xin, dopo una turbolenta infanzia, diventa la più straordinaria levatrice della sua regione. Una donna ribelle, instancabile, progressista che sfiderà i sistemi arretrati delle “mammane” per imporsi come figura salvifica, addirittura associata alla dea Guan yin, dea della fertilità.
Nonostante siano presenti i fantasmi della contemporaneità - la guerra con il Giappone, la misoginia, l'ignoranza e quello ben più opprimente della fame - la dimensione in cui ci trasporta Mo Yan è incantata. Un'immagine terribile come quella dei bambini che mangiano il carbone pur di attenuare i morsi della fame, diventa un'avventura dai contorni favolistici. Questo particolare realismo magico, intriso di elementi del costume orientale, è stato spesso associato, non a torto, a Marquez e Faulkner.
Emerge anche un umorismo inaspettato: le situazioni sono spesso comiche, i numerosi personaggi pittoreschi, bizzarri. Ma tutti possiedono una statura morale enorme. Soprattutto la zia assume tratti eroici, leggendari. È l'atmosfera che si respira dopo il baby-boom, a seguito dell'arrivo delle patate dolci che sfamano e ridonano vitalità e fertilità al paese. Le politiche socialiste infondono coraggio e sollecitano la natalità, per rendere più forte la grande Cina, anche in vista del nemico giapponese.

Ben presto però cominciano i contrasti tra le direttive governative e la tradizione popolare del piccolo villaggio contadino. Il controllo delle nascite, cresciute ad un livello esponenziale, diventa prioritario per il Partito che ordina precise politiche d'intervento: contraccezioni, aborti forzati e vasectomie. È la zia, fedelissimo e leale strumento del Partito, che se ne occupa. Così assistiamo alla drammatica metamorfosi di Wan il Cuore: dalla “donna che ha fatto partorire diecimila bambini” a demone ostinato e sanguinario, deciso ad imporre il volere dello Stato sul volere del popolo.
Il mondo della tradizione magica viene minacciato e distrutto da quello materialista del progresso e della modernità. Significativa l'immagine di un possente albero (simbolo del favore degli dei nei confronti della famiglia che lo cura) brutalmente abbattuto; o l'inseguimento dei funzionari governativi con un motoscafo di una donna incinta che cerca di fuggire con un'impotente zattera. Sono gesti blasfemi che annientano la forza vitalistica della nascita, in nome della razionalità.

Più avanti ancora nella narrazione, Girino fa il suo ritorno a Gaomi ma i contorni del paese non sono più riconoscibili (gli stessi abitanti hanno cambiato volto, identità, status e vengono riconosciuti con difficoltà dal protagonista). Il Mondo è rovesciato. La fertilità da dono naturale, da benedizione divina, diventa un artificio. Per i cittadini abbienti, che desiderano sfuggire alla politiche di controllo della natalità, soprattutto nella speranza di eredi maschi, è stato allestito un mercato-nero di madri surrogato che si prestano alla vendita dei propri figli. Una situazione di squallore e di spaesamento.
I personaggi non sono più pittoreschi ma tragici, sconfitti. Le loro figure assumono i contorni della follia. Non a caso, uno dei vecchi protagonisti, ormai perduta la propria identità, interpreta il ruolo di Don Chisciotte. Il ruolo di un visionario, come Mo Yan.
In questa seconda parte (a cui si accede gradualmente, attraverso molti cambiamenti e sfumature), la narrazione si fa straniante, onirica e ancora più icastica. Si susseguono immagini simboliche, speculari. Agli aborti perpetuati dalla zia, si contrappone l'antica arte delle statuine di creta. Ad un gesto distruttivo se ne contrappone uno creativo. Le statuine di creta, infatti, ritraggono i bambini mai nati. La struttura che fa da copertura al mercato nero di neonati è un allevamento di rane-toro. Ancora più evidente il parallelismo del titolo, ricalcato soprattutto sul lemma cinese wa che rimanda sia al significato di bambina, sia a quello di rana.

Il realismo magico è quindi superato da immagini potenti di metamorfosi e deliri. Questa vena allucinatoria è tipica dello scrittore cinese, capace di sintetizzare tradizione e euforia creativa, uno dei suoi romanzi più celebri “le sei reincarnazioni di Ximen Nao” ha come protagonista un uomo che si reincarna in animali.
La problematicità è costituita dal cambiamento sociale. La modernità ha sopraffatto rapidamente le strutture sociali della Cina, causando dubbi e controversie. Un sistema che è stato socialista fino a ieri, adesso è diventato capitalista, un capitalismo diverso, in chiave cinese ma che comunque spiazza e genera confusione.
Questa situazione ha il suo apice nell'immagine di un caotico inseguimento da parte di Girino di un piccolo ladruncolo, a seguito del quale il protagonista si ritrova inchiodato per terra, impotente, senza possibilità di movimento (immagine speculare a quella dell'infanzia, in cui era lui ad inchiodare i girini al suolo per divertimento). Il mondo in cui si muove Girino non è più controllabile, è labirintico. Lui è inerme. Girino che vorrebbe scrivere un dramma sulla storia della Zia, incontra delle difficoltà proprio perché gli sfugge il significato. Non è un protagonista canonico. Più che protagonista, infatti, è testimone degli eventi. È spesso descritto come un uomo “senza volontà”, incapace di porre freno alle ingiustizie alle quali spesso partecipa con un silenzio complice. Si sente in colpa, Girino. Proprio come la Zia. E cerca nella scrittura uno strumento di redenzione.

Signore, pensavo che la scrittura potesse essere una forma di redenzione, ma quando ho finito questo lavoro, il senso di colpa nel mio cuore non è diminuito, anzi è diventato ancora più pesante. Potrà mai essere lavato il sangue che imbratta le mie mani? Potrà mai trovare redenzione la mia anima torturata dalla colpa?”

Girino è senza ombra di dubbio l'alter ego dello scrittore. Mo Yan che vuol dire «non parlare». Mo Yan che ha ammesso di aver fatto abortire la moglie per fare carriera. Mo Yan che è stato considerato a lungo complice del governo cinese. Mo Yan il cui valore artistico è stato spesso offuscato dalle polemiche politiche attorno alla sua carriera.
Quella che racconta Mo Yan è la storia di un'espiazione (probabilmente anche la sua). Espiazione di una colpa che forse non avverrà mai. Ma il pentimento, il dolore per le sofferenze arrecate ad altri, è bruciante. Le colpe di Girino e le colpe della zia si corrispondono. Il primo, colpevole di non aver parlato, di non aver agito. La seconda colpevole del proprio fanatismo.

Chi si sente colpevole, cerca sempre la redenzione”

Chi ha commesso una colpa non può e non ha il diritto di cercare la morte, deve vivere, sopportando la sofferenza, friggere come un pesce rivoltato nell'olio, cuocersi nel dolore, come una medicina nel calderone, per scontare la sua colpa, fino a quando sarà lavata e soltanto allora trovare pace nella morte”.

La scrittura di Mo Yan è cristallina ma densa. Le parole sono come incantesimi. La narrazione episodica è appropriata alla struttura dell'epopea familiare. Congeniale a Mo Yan, in quanto si presta bene alle sue doti da caratterista. Il romanzo è il Teatro nel quale agiscono personaggi di questa commedia ora buffa ora amara. Nonostante i protagonisti ideali siano Girino e Wan Xi, “Le rane” è un romanzo corale i cui fili narrativi non si esauriscono ma tessono tutto l'intreccio. Mo Yan dipinge ritratti di famiglia accanto al ritratto controverso della grande Cina. Anzi, li sovrappone.
Lo scrittore s'inserisce nel sentiero di “ricerca delle radici”del suo paese. La Cina è cresciuta talmente rapidamente da aver smarrito le sue origini. Tenta una sintesi tra la contemporaneità, disomogenea e scissa, e la tradizione, anch'essa contraddittoria ma magica.
Se volessimo trovare un filo rosso, un messaggio, in questa babele di significati, il tema che riaffiora più spesso è quello del vitalismo, l'amore inesauribile per la vita. Uno degli episodi più potenti della narrazione è l'illuminazione finale del protagonista davanti ad un cartellone pubblicitario che ritrae volti rosei dei neonati. Un'immagine che non vuole attenuare le colpe commesse ma che vuole contrapporsi ad esse. Una catarsi per il lettore.
Un'epica moderna, dal carattere sperimentale. L'opera infatti si destreggia tra la drammaturgia e l'epistola. Il risultato è la ricostruzione di storie magiche, poetiche e insieme crude, intense, corrosive. Mo Yan trova l'equilibrio perfetto tra elementi di denuncia sociale e accorata, intima commozione. “Le rane” è un solco nella letteratura. Un segno ben evidente sul sentiero della contemporaneità.